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I N   4

1.   I n i z i
Il "mondo dei suoni", la radiazione acustica nella quale siamo immersi costantemente, è ciò che ho sempre sentito più prossimo alle mie attitudini sensoriali ed espressive. Cercai da subito, affrontate le prime difficoltà sullo strumento, la via dell'invenzione. A undici anni avevo già ben chiara la distinzione tra il momento dell'esecuzione e quello della creazione: il secondo era per me infinitamente più interessante, intimo e profondo.

2.   F o r m a z i o n e
Si è fondata particolarmente sull’ascolto interiore, in un rapporto con la pratica e l'apprendimento nel quale dimensione storica, genealogia e tecnica dovevano servire le rotte della percezione. Esperite le differenti forme e tecniche delle musiche popolari ed extraeuropee, la tradizione classica occidentale - fino agli stili e alle tecnologie più avanzate del mio tempo - è stata il faro della mia evoluzione. Durante gli studi riscoprivo continuamente che il nucleo delle mie possibilità espressive risiedeva proprio nelle conquiste istintive, senza le quali nessuna regola assumeva significato. Le prime erano lo strumento necessario per vigilare criticamente e giudicare assunti e validità delle seconde, in ciò sostenuto dalla presunzione necessaria all’arte di incorporare la sorgente, l’ur-stoßen (spinta originale).

3.   P r a s s i
La composizione è una mappa mentale che chiede al territorio di aderirvi, in un processo di trasformazione isomorfa del pensiero. Essa origina a volte dal gesto, o movimento, cercando in forma libera e associativa la cristallizzazione di un’espressione di natura somatocentrica, coreutica. Il musicista è lo strumento che attraverso il suono ricompone l’uomo.

4.   D e s t i n o
È stato sin qui un viaggio straordinario. L'urgenza e la gioia di esprimere il silenzio sono potenti oggi come quando sono partito.
Ho cercato di far sì che il piano puramente fisico dell’esperienza di vivere avesse risonanze tanto nell’interiorità quanto nella realtà che mi circonda, per avvertire realmente il soffio della vita, che ho cercato di respirare a pienamente e profondamente.
Procedo scrutando il secondo confine, nella luce incessate dell'amico della mia giovinezza, Giovanni Battista Zotti, che ancora esorta a non temere di essere ciò che si è. E il divenire.

Francesco Rampichini
Milano, agosto 2010

I N   4

1.  B e g i n n i n g s
The "world of sounds", the acoustic radiation in which we are constantly immersed, is what I have always felt closest to my sensory and expressive attitudes. I immediately looked for, faced the first difficulties on the instrument, the way of the invention. At the age of eleven I already had a clear distinction between the moment of execution and that of creation: the second was infinitely more interesting, intimate and profound for me.

2.  T r a i n i n g
It was based in particular on inner listening, in a relationship with practice and learning in which the historical dimension, genealogy and technique were to serve the routes of perception. Experienced the different forms and techniques of popular and non-European music, the Western classical tradition - up to the most advanced styles and technologies of my time - was the beacon of my evolution. During my studies I continually rediscovered that the nucleus of my expressive possibilities lay precisely in instinctive conquests, without which no rule took on meaning. The former were the necessary instrument for critically monitoring and judging assumptions and validity of the latter, supported by the presumption necessary for the art of incorporating the source, the ur-stoßen (original thrust).

3.  P r a x i s
The composition is a mental map that asks the territory to adhere to it, in a process of isomorphic transformation of thought. It sometimes originates from gesture, or movement, seeking in a free and associative form the crystallization of an expression of a somatocentric, choreutic nature. The musician is the instrument that recomposes man through sound.

4.  D e s t i n y
So far it has been an extraordinary journey. The urgency and joy of expressing silence are as powerful today as when I left.
I tried to ensure that the purely physical experience of living had resonances both in interiority and in the reality that surrounds me, to really feel the breath of life, which I tried to breathe fully and deeply.
I proceed by scrutinizing the second border, in the ceaseless light of the friend of my youth, Giovanni Battista Zotti, who still urges us not to be afraid of being what we are. And the becoming.

Francesco Rampichini
Milan, August 2010