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Sirtori:
inaugurazione della
mostra di Riva ``A quattro
mani``
Un
settembre artisticamente ispirato per il comune di Sirtori, soprattutto
per uno dei suoi cittadini più insoliti ed eclettici, almeno a
detta
dello stesso sindaco Paolo Negri.
Così Giorgio Riva, la complessa figura di
architetto-designer-artista
che da più di vent’anni si muove sul palcoscenico artistico
brianzolo,
sempre alla ricerca di mezzi espressivi innovativi e inusuali, dopo
aver inaugurato a inizio mese la mostra “Confini?” è in procinto
di
allestirne una seconda, dal 16 al 18 settembre, intitolata “a quattro
mani”.
Entrambe le esposizioni, organizzate nella villa dei Tre Tetti di
Sirtori in via Belvedere 39, sono patrocinate, oltre dal comune, anche
dalla provincia di Lecco.
Le opere esposte sono state realizzate con una notevole varietà
di
tecniche, consentendo tra l’altro strette correlazioni tra molte di
esse. Vanno ricordati i “fogli-plasma”, bassorilievi cartacei trattati
chimicamente che assumono un’espressività particolare e mutevole
a
seconda dell’orientamento della luminosità nel gioco di luci e
ombre, e
gli “xilo-plasma”, vere e proprie sculture ottenute proiettando forti
getti di aria e sabbia sopra superfici di legno. In “Confini?” è
la
“sfumatura” a rappresentare la chiave di accesso che scardina i
paradigmi rigidi e discreti delle diverse manifestazioni dell’arte:
così land-art, scultura, design, architettura, pittura e musica
non
sono più una semplice gamma scandita da confini verbali. Il
potere
denotativo della semantica propria di ciascuna di esse crolla sotto la
suadente dissoluzione della sfumatura consentendo di passare da una
dimensione all’altra senza discontinuità alcuna: il segno e
l’opposizione binaria si disgregano. Così il design si spinge
nell’architettura, la scultura diviene paesaggio, la pittura si fa
tridimensionale. In più le immagini ed i suoni sono corroborati
dalle
opportunità concesse dall’informatica in cui le geometrie, assai
variabili, si presentano a salti e gradi oppure a flessi morbidi e
continui.
Tuttavia se “Confini?” – che è possibile apprezzare sino al 18
settembre, dalle ore 20,40 alle ore 23,30- nasce come l’assolo di un
artista in grado di dissolvere i confini semantici dei linguaggi
artistici andando così a creare un’idea di spazio
“infinitesimo”e
continuo, l’opera video-acustica “a quattro mani?” è la sintesi
del
sodalizio creativo tra il Riva e i suoi “info-plasma” e gli esperimenti
di acusmetria di Francesco Rampichini.
Per anni i due artisti hanno svolto filoni di ricerca separati, non
essendo al corrente di intenti comuni: quando Rampichini ha provato ad
applicare le sue sperimentazioni alle opere di Riva, ecco la percezione
di linguaggi coniugabili. Da qui la nascita di un interessantissimo
spettacolo di musica e immagini. Le forme create da Riva scaturiscono
così da matrici informatiche programmate per dettare dipinti
tanto
nello spazio quanto nel tempo, i suoni di Rampichini si muovono nello
spazio addirittura in successioni temporali. La “sequenza” e il ritmo
non sono più solo concetti temporali privi di estensione fisica
ma
assurgono ad una spazialità in precedenza ad essi preclusa.
Si tratta di esperienze artistiche certamente non facili ma realmente
affascinanti, in grado di associare una certa profondità di
contenuti a
materiali poveri e comuni. Musicista e pittore aderiscono
reciprocamente al proprio lavoro, i suoni si agitano nello spazio e le
immagini si scandiscono nel tempo, i confini tradizionali tra musica e
pittura si sciolgono e nasce un terzo linguaggio diverso e
difficilmente interpretabile come semplice somma di immagini e suoni.
Ma sia a Riva che a Rampichini poco importa come si vorrà
chiamarlo.
Alla fine comunque “ragion pittorica” e “ragion musicale” si sono
inevitabilmente mescolate tenendo salva una continua tensione
dialettica.
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